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tre generazioni di impegno missionario

tre generazioni di impegno missionario

TRE GENERAZIONI DI IMPEGNO MISSIONARIO
Ishwaripur, 18 Settembre 2019
p. Luigi Paggi sx


Cari lettori e lettrici,
spero che già il titolo attirerà la vostra attenzione su questa newsletter che arriverà nei vostri computer ormai poco prima dell’inizio del Mese Missionario di Ottobre, al quale Papa Francesco ha voluto dare una importanza particolare ricordando in un messaggio1 la Lettera apostolica scritta da Papa Benedetto XV esattamente 100 anni fa.
Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

Cari fratelli e sorelle,
per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.
La Maximum Illud2 è una esortazione apostolica il cui linguaggio risente della mentalità del tempo, quando le religioni non Cristiane non godevano di grande simpatia e quando il Concilio Vaticano Secondo era di là da venire. Ma quella Lettera apostolica contiene tanti consigli e suggerimenti per l’attività missionaria che sono validissimi ancora oggi.
Uno dei consigli di quella Lettera era rivolto ai laici Cristiani Cattolici i quali secondo le loro possibilità dovrebbero dare il loro contributo all’attività missionaria.

I personaggi di questa newsletter, anche se la Maximum Illud non l’hanno mai letta e magari non la leggeranno mai, quei consigli li hanno praticati per tre generazioni.
Questa vorrebbe essere la loro storia…
La storia incomincia con il signor Egidio Pelanconi, un rinomato partigiano che operò sulle montagne della Valle Spluga stabilendosi in seguito in un paesino della Brianza di cui fu poi anche Sindaco.
Circa 50 anni fa quando il sottoscritto p. Luigi Paggi, un suo lontano parente, decise di aggregarsi ai Mis-sionari Saveriani, Egidio Pelanconi e sua moglie Rosa Ballabio incomincia-rono a movimentare la parrocchia del paesino in cui abitavano creando una sensibilità missionaria sorprendente che perdura tutt’oggi anche se Egidio e Rosa non sono più su que-sta terra.

L’interesse di Egidio e Rosa per la causa missionaria fu poi trasmesso alla figlia Rita la quale sposò Giuseppe Clerici, un aitante giovanotto che fu volontario per parecchio tempo nella missione del famoso p. Augusto Colombo in India.
Invitiamo chi non conosca la storia di p. Augusto (Cantù 1927 - India 2009) a leggere il necrologio3 di Pietro Gheddo allegato a questa newsletter.
Prima del loro matrimonio Rita volle visitare i luoghi in cui Giuseppe era stato volontario e dall’India entrambi approdarono anche in Bangladesh, nel villaggio di Chuknagar4 dove agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso il sottoscritto aveva incominciato ad alfabetizzare un gruppo di bambini Dalit (questo termine è oggi usato per denominare i fuoricasta-intoccabili del vasto Subcontinente Indiano).
Rita e Giuseppe nei primi anni ’80 del secolo scorso
Dal matrimonio di Rita e Giuseppe nacquero quattro figli: Iris, Elia, Chiara e Erica.
Elia,un giovanotto forte e robusto, laureato in architettura, da ormai otto anni, nel periodo delle vacanze estive, segue le orme di papà Giuseppe (che ha ancora i baffi ormai bianchi) e con il suo grande amico Fabio Gallerani laureato in ingegneria meccanica passano varie settimane nella Missione tra i tribali Munda della Foresta del Sunderban dislocata nella zona Sud Ovest
del Bangladesh al confine con l’India e a pochi chilometri di distanza da Kolkata (come oggi si chiama Calcutta).
Elia in questo posto fuori dal mondo c’è stato ben cinque volte. Il suo amico quattro. E in questa missione il nostro architetto e il nostro ingegnere si sbizzarriscono in ogni genere di lavori: edili, idraulici, meccanici, elettrici e via dicendo... versando fiumi di sudore dato che il periodo in cui arrivano in questa angolo remoto e solitario è sempre quello del gran caldo.
Ormai Elia e Fabio sono di casa nel circondario e la gente del posto è ben felice di vederli tornare così spesso e apprezza grandemente la loro laboriosità e maestria nei lavori a cui mettono mano.
Lo scorso mese di Agosto il nostro architetto e il nostro ingegnere meccanico sono arrivati accompagnati dalle due sorelle minori di Elia: Chiara e Erica.
Queste due ragazze sono le visitatrici più giovani che mai abbiano messo piede in questa zona del Bangladesh. Entrambe le due sorelle sono dotate di una profonda vena artistica che hanno ereditato dalla mamma Rita: sono esperte nell’arte della pittura e per tutto il periodo della loro permanenza hanno insegnato i primi rudimenti di questa arte alle ragazze Munda ospitate alla Missione le quali per la prima volta nella loro vita hanno maneggiato pennelli e colori e hanno imparato che la pittura può essere una bellissima attività extra scolastica.
Mentre poi Elia e Fabio sistemavano impianti elettrici e idraulici e tetti e canaline per la raccolta dell’acqua piovana, Chiara e Erica hanno anche tolto
la ruggine dalle inferriate alle finestre verniciandole di nuovo.
La tradizione del volontariato missionario iniziata dal papà Giuseppe non si è mai interrotta !
E possiamo star sicuri che continuerà anche negli anni a venire !
A conclusione di questa newsletter proponiamo il messaggio di benvenuto rivolto dalle ragazze Munda a questi amici Italiani e le belle osservazioni scritte da Chiara e Erica circa questa loro prima esperienza di volontariato missionario sulle orme del fratello Elia e del papà Giuseppe.
Jisur Nam Ashram: 12/08/2019 Dear Fabio and Elia, Just a few words to welcome you to Mundaland ! We are very happy to see you again in this remote and lonely corner of the world where you have been coming for several times. For Elia this is the fifth visit and for Fabio this is the fourth one. Actually for both of you these are not visits. As you did in the past you will be working very hard doing a lot of precious services in our four houses. As the other times you will be fixing the water pipe line , the electric line and you will be doing so many other necessary and important works so that out staying in this place may be very comfortable in every aspect. We would like to express our deepest gratefulness and thanks for the hard work you will be doing during your staying among us. We will never be able to reward you for your past and future services but we are sure the Almighty will do it. Now a few words for Chiara and Erika. We would like to welcome the two of you, too! This is your first visit to this awful country of ours. For sure you have already been able to see the great difference between your world and ours. And during the few days you will be spending among us you will be able to gain more knowledge and experience about our culture and society. We know that both of you are artists and we have already been able to have a look at your designs and paintings which are very good. We hope we’ll be able to learn something from you about painting and sketching. We thank you too for having come from so far away to visit us and meet us. We invite you to visit our villages and meet our people who will be very happy to see you. We hope you will enjoy the few days you will be spending with us and we’ll ask the Lord to keep you all in good health. Once again THANK YOU for coming and best wishes to all of you. The Munda girls from Jisur Nam Ashram

OSSERVAZIONI DI CHIARA E ERICA Da tempo sentivamo il desiderio di partire per il Bangladesh, mosse dai racconti di Padre Luigi e da chi nella nostra famiglia ne aveva fatto esperienza. In primis nostro papà Giuseppe (il baffone), mamma Rita, nonno Egidio ( Boro Mama ) e nostro fratello Elia. Il 9 Agosto è arrivato il giorno della partenza e insieme ai veterani Elia e Fabio è iniziata l’avventura. Approdate in terra bengalese, lungo il tragitto verso la missione, è stato forte l’impatto tra clacson, la guida spericolata dei vari mezzi, gli sguardi curiosi della gente lungo le strade, i bazar e il paesaggio sempre più rurale e verdeggiante. Finalmente arrivati, siamo stati accolti dalle ragazze e da Federica, ritornata qui per imparare la lingua. Ci siamo sentite fin da subito parte della “famiglia”, coinvolte in una grande festa di benvenuto con canti e balli. La prima settimana, per via dei giorni piovosi, è passata lentamente e abbiamo potuto conoscerci meglio grazie al fatto che le ragazze erano in vacanza in occasione dell’Id. Con il materiale artistico regalato loro, abbiamo dato il via ad un laboratorio di disegno, lasciandoci ispirare da quanto ci attorniava. Partendo dalle foglie multicolore di una pianta poco fuori dalla nostra camera, abbiamo sperimentato la copia dal vero con gli acquerelli per poi passare al frottage. Con questa tecnica ci siamo divertite a cercare diverse texture per la sala da pranzo/studio, armate di fogli e pastelli a cera. Nella seconda e ultima settimana in missione, con cartoncino nero e pastelli a cera, abbiamo condiviso la tecnica del graffito. Pagella: ragazze entusiaste e noi ancora di più nel vedere interesse e progressi! Le abbiamo anche sorprese a fare gli straordinari disegnando in libertà. Il bel tutto è stato poi messo in mostra gli ultimi giorni. Nel frattempo abbiamo rinfrescato le inferiate della sala da pranzo e della camera di Luigi, ribattezzandole con i colori della bandiera bengalese In varie occasioni si è sentita anche l’accoglienza del vicino villaggio,soprattutto dei bambini che aspettavano di essere ritratti.

Passando alla parte culinaria, non abbiamo avuto difficoltà ad abituarci alla dieta a base di riso, grazie anche alla varietà del menù proposto da Beauty. Come dimenticare i deliziosi pranzetti nei villaggi di Bahamoni, Munjuri e immersi nella foresta in quello di Oporna e Chopna. Il nostro guardaroba si è arricchito di three pieces confezionati dalle abili mani della tuttofare Oporna. Ormai alla fine della permanenza a Mundaland, ci hanno raggiunto Letizia e Iside, due ragazze del Pime di Giovani Missioni accompagnate da Suor Roberta. Con loro abbiamo avuto il piacere di condividere altre avventure fino alla festa di saluto finale, emozionante e speciale. Prima di lasciare la missione, siamo stati a conoscere i membri della SAMS e le loro iniziative. La partenza è stata ostacolata da un’ondata di lacrime e una frenata di batti cinque! Nell’ultima settimana abbiamo conosciuto altre realtà. Tra Khulna e Dhaka, alcuni Padri Saveriani, ci hanno portati nel vivo dei loro operati. Chi si occupa di ostelli e case famiglia e chi provvede a curare gli ammalati o fa si che interventi chirurgici possano migliorare la vita dei più bisognosi. Chi si prende cura di bambini e ragazzi di strada che abitano la stazione ferroviaria di Dhaka. È stato bello rivedere, anche se per poche ore Minoti e Nilima, conosciute in Italia. Grazie a tutti coloro che abbiamo incontrato e ci hanno ospitato, partendo da Enzo e Laura, Alex, Suor Roberta e tutta la banda dei simpatici e premurosi Padri Saveriani. Un grande grazie va a Padre Luigi, sempre sul pezzo, per la capacità di far vivere appieno il vero spirito missionario. Grazie a tutte le meera che abbiamo sentito come sorelle. Grazie ai compagni di viaggio Elia e Fabio perché senza di loro non sarebbe stato lo stesso. Tutto non può essere contenuto in questo scritto, ciò che abbiamo raccontato è solo una parte del nostro vissuto. Non si può capire cosa si trova una volta arrivati e cosa si porta una volta tornati. Una cosa è certa: si è creato un legame in crescendo,

DHONNOBAD!

Chiara & Erica

E' morto P. Augusto Colombo, con lui i fuori casta vanno all’università di Piero Gheddo
In oltre 60 anni di missione nell’Andhra Pradesh, p. Colombo ha mostrato tutte le conseguenze del Vangelo nello sviluppo: case per i poveri, cooperative, uffici legali per difendere le terre, assistenza sanitaria e ai lebbrosi, scuole, ospedali, fino alle università con posti riservati ai dalit.
Roma (AsiaNews) - E’ morto questa notte in India padre Augusto Colombo, uno dei personaggi più rappresentativi della Chiesa indiana nella difesa e promozione dei “fuori casta” (paria o dalit). Nato a Cantù (Como) nel 1927, come sacerdote del Pime è partito per l’India nel 1952, destinato allo stato di Andhra Pradesh dove l’istituto lavora dal 1855. Erano gli anni in cui i paria prendevano coscienza della loro emarginazione e si volgevano al buddhismo e al cristianesimo. Augusto è stato uno dei fondatori della diocesi di Khammam (1988) con tre parrocchie. In quasi sessant’anni di missione in India, oltre al lavoro pastorale ha realizzato una quantità di iniziative per la promozione dei paria: case per i poveri, cooperative di produzione artigianale e di vendita, la “Lodi Farm” premiata in India per la produzione del “riso del miracolo”, impegno anche giuridico per difendere le terre dei paria, banche rurali per la lotta contro gli usurai, assistenza sanitaria e ai lebbrosi, educazione scolastica, lavoro artigianale per le donne (ricami e merletti di Cantù), scavo di pozzi, alfabetizzazione degli adulti, ecc.
Augusto si è dedicato soprattutto ai dalit, elevati mediante le scuole che fondava, dalle elementari alle superiori. L’ultima volta che sono stato in India (2005) mi ha portato a vedere “Colombo Nagar”, la “città di Colombo”, poco distante da Hyderabad, capitale delll’Andhra. Dov’era campagna arida e sassosa, p. Augusto ha costruito il College di ingegneria (“Institute of Technology and Science”), che oggi ha 1.500 studenti e laurea ogni anno 140-150 ingegneri, in cinque specialità diverse. Metà dei posti sono riservati ai paria e ai cattolici, che difficilmente entrano in altri istituti di studi superiori. Attorno a questa università è nata la città di Colombo! Tutto è proprietà della diocesi di Warangal, una delle 12 fondate dal Pime in India e Bangladesh.
Vista la buona riuscita della sua prima università, 12 anni fa padre Colombo ha acquistato a Warangal un modernissimo ospedale appena costruito con 600 letti, che dovrebbero diventare mille. Accanto all’ospedale c’è un inizio di costruzione dell’università di medicina, la seconda cattolica in India (la prima a Bangalore). Augusto ha chiamato tre ordini di suore pratiche di sanità e di ospedali,per la gestione di reparti diversi (fra cui anche le Missionarie dell’Immacolata). L’ospedale già funziona, ma il riconoscimento statale come università è ancora incerto, per le forti opposizioni che incontra una iniziativa cristiana in questo campo. In precedenza, Augusto ha fondato un lebbrosario e tre ospedali e ha ottenuto che il “Regionale Eye Hospital” (ospedale oculistico) di Warangal organizzi un campo di lavoro oculistico, mandando suoi giovani medici a lavorare con l’équipe medica del prof. Innocente Figini di Como, che da una ventina d’anni, per 10-12 giorni va ad operare gratis in un centro sanitario fondato dal padre Augusto; che si è dedicato anche ai ciechi (fondando un centro specialistico di cure) e ultimamente ha costruito l’ospedale per la cura dell’Aids, già funzionante nel 2005.

Data

25 SETTEMBRE 2019

Informazioni

In questa sezione proponiamo tutte le notizie relative alla Cooperativa LA BOTTEGA DELLA SOLIDARIETÀ.