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Lettera di don Renato Rosso Pasqua 2017

Lettera di don Renato Rosso Pasqua 2017

Cari amici,
dalla Pasqua dello scorso anno ho registrato una serie di avvenimenti carichi di grazia, dolore e gioia. Quando lo scorso anno avevo scoperto che gli zingari in Armenia, 100 anni fa, erano cristiani, ho pensato che probabilmente potevano essere stati coinvolti nel Genocidio dei Santi Martiri Armeni, dove un milione e mezzo di Cristiani, hanno dato la vita per fedeltà a Gesù Cristo. Il 5 giugno trovai un documento che parlava di 7000 zingari deportati e uccisi, martiri per Gesù Cristo. Il testo di un testimone oculare dice: “Nel giugno 1915, il governo centrale ha promulgato un’urgente ordinanza di deportazione nel deserto di Der Zor, a carico dell’intera popolazione armena della provincia di Kastemouni, dove si trovavano circa 1.800 famiglie o 10mila persone, incluse più di mille famiglie di zingari-armeni”. (G. Balakian, Armenian Golgotha. A Memoir of the Armenian Genocide, 1915-1918, p.106). La parola “Deportazione “era una parola truccata per dire condanna a morte.

Ai turchi non interessava tanto uccidere dei cristiani ma convertirli all’Islam e coloro che non accettavano la nuova religione mussulmana  venivano torturati e uccisi. Di questi 7000 zingari solo 10 davanti alle torture accettarono di diventare musulmani mentre gli altri sono entrati nel numero dei martiri. Un’ altra testimonianza dice. “Un capitano dei Giovani Turchi, mentre andava da Erzurum a Costantinopoli, portò notizie di ciò che era capitato a Kastemouni e Grigoris Balakian, l’autore di ”Armenian Golghota”, afferma: “Il nostro panico raddoppiò quando abbiamo udito i dettagli dei massacri degli Armeni (zingari), nelle città e nei villaggi vicino a Chankiri (cioè la provincia di Kastemouni)”. (G. Balakian, op.cit., p. 114. 60 G. Balakian, op.cit., p. 117). E ancora Balakian ci racconta di una ragazza che aveva iniziato la deportazione in una carovana di donne e ragazze, dove otto su dieci erano zingare. Egli racconta che un giovane turco nativo di Sungurlu, mentre accompagnava il convoglio delle deportate, fu conquistato dalla bellezza di una di esse. Propose alla ragazza di salvarsi: diventando musulmana e sposando lui avrebbe evitato la morte. Ma la ragazza rispose: “Perché non diventi tu cristiano, così io ti sposo?”. Il rifiuto mandò il giovane turco su tutte le furie e lei fu immediatamente torturata. In seguito le fu amputato un seno e, rimanendo sempre ferma nella sua fede, fu ridotta in tanti pezzettini (G. Balakian, op.cit., p. 117).

Ho consegnato personalmente la documentazione storica al Patriarcato Armeno  di Etchmiadzin in Armenia e a Papa Francesco in quanto questa notizia è una preziosa pagina di storia della Chiesa firmata dagli zingari.

Una importante notizia di altro genere è la conclusione di un progetto in India nella Diocesi di Jabua comprendente i territori di confine  del Madia Pradesh/Gujarat/ Rajasthan.

Nel 2000, in seguito ad alcune proposte per provvedere a una qualche forma di scolarizzazione dei bambini pastori del Distretto di Jhabua, abbiamo iniziato a lavorare con 27 insegnanti con Supervisori e Coordinatore. Il progetto ha poi raggiunto il numero di 57 insegnanti e in seguito con doppio turno hanno raggiunto un centinaio di gruppi minori e oggi il progetto probabilmente ha compiuto la sua missione.

Il NEG (Conferenza Episcopale Indiana) e la PACNI (Pastorale dei Nomadi in India) hanno provveduto al finanziamento in questi 16 anni.

Nel 2000, nel Distretto di Jhabua, c’erano 804 villaggi con 40 000 Charwaha (bambini pastori) nei villaggi a cui se ne aggiungeva quasi i due terzi nelle aree urbanizzate si superava comunque certamente i 100 000 bambini che vivevano l’intera giornata a pascolare.

Nel 2000 un bambino in ogni famiglia si dedicava al pascolo dal mattino alla sera sulle aride e pietrose colline di Jhabua.

Nel 2000, almeno 22% dei bambini facevano i pastori. In quell’anno iniziai delle scuole mobili per questi bambini, dove gli insegnanti erano anche catechisti.

Ogni mattina, nel villaggio di una trentina di bambini, con 300 bovini si spostavano con l’insegnante nei luoghi di pascolo. 15 bambini si incaricavano di controllare gli animali mentre gli altri 15, con l’insegnante, attendevano a un’ ora di scuola; dopo un’ora si davano il cambio e così per tutta la giornata.

Nel 2004 i bambini pastori delle scuole mobili hanno raggiunto il numero di 1700 all’anno.

In questi 16 anni oltre 10 000 bambini hanno frequentato le nostre scuole mobili per bambini pastori (molti di essi hanno frequentato almeno due anni di scuola e un buon numero ha continuato le scuole superiori. Qualcuno ha pure fatto un anno soltanto).

Nel 2005 I primi bambini delle scuole mobili hanno iniziato il passaggio alle scuole statali di quella Regione.

Nel 2000 nei villaggi appena il 5% dei bambini si permetteva il lusso della scuola, mentre oggi solo più lo 0’6% continua il lavoro di pastore.

Ovviamente la storia è cambiata. Fino a 10 anni fa le colline di questa regione erano coperte di bovini e bambini che li pascolavano. Oggi con una visione a 180 gradi puoi scorgere uno o due gruppi con pochissimi animali. Questa settimana facendo un sopraluogo dalle 9,30 del mattino alle 12,30 del pomeriggio sulle colline di Thandla abbiamo incontrato appena  due gruppi accompagnati da pastori adulti con un solo adolescente. Cosa è capitato?

I bambini che 16 anni fa frequentavano queste scuole mobili, oggi sono sposati con figli e non vogliono più che i loro bambini facciano questo lavoro, per questa ragione molti di essi hanno venduto gli animali lasciando così i bambini liberi di andare a scuola, in altri casi alcuni adulti sostituiscono i bambini che rimangono liberi per la scuola e negli ultimi due anni il Governo ha provveduto a una scuola in tutti i villaggi.

In conclusione possiamo rallegrarci perché oggi dopo 16 anni la maggior parte dei bambini lavoratori possono sostituire il lavoro minorile con la scuola.

Nel 2014, la Conferenza Episcopale Indiana, grazie a questo progetto, classificò la PACNI (Pastorale dei Nomadi in India) tra le 5 Istituzioni nazionali che più stavano contribuendo alla lotta contro il Lavoro Minorile.

In sostituzione a questo progetto proposi un lavoro di catechesi nelle città di migrazione dove sei mesi all’anno le famiglie Bhil si accampano nelle periferie delle città e per sei mesi lavorano nell’edilizia, ferrovie o altri lavori pesanti. I Catechisti avrebbero il compito di rappresentare la loro chiesa di origine, riunendoli per momenti di preghiera e di catechesi. Il Vescovo si è dichiarato ottimista per questo progetto di otto catechisti impegnati a tempo pieno assistendo la comunità nomade durante i mesi di nomadismo. Intanto, sempre in quella regione, un gruppo di giovani cantori e attori hanno iniziato una attività lavorativa (con un nostro progetto) che consiste nel portare il Vangelo nei villaggi con serate di catechesi, canti e drammatizzazione di fatti e parabole del Vangelo.

Si sta pure preparando un progetto di 370 nuovi insegnanti per i seminomadi Mahali del Nord Bangladesh. Se il progetto va in porto sarà finanziato da una Istituzione inglese.   

Scusate se ho parlato solo di progetti ma queste erano due notizie troppo importanti che, chi mi accompagna con  preghiere ed aiuti, non poteva ignorare. E poi non dimentichiamo che per noi cristiani ogni azione sociale è un atto di culto a Dio stesso, perché così Lui vuole.

A tutti auguro una Buona Pasqua,
Don Renato

Data

22 MARZO 2017

Informazioni

In questa sezione proponiamo tutte le notizie relative alla Cooperativa LA BOTTEGA DELLA SOLIDARIETÀ.