Commercio equo e solidale importazione diretta dal Bangladesh
associazione Solidarietà Terzo Mondo Onlus

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Scegli di destinare il 5 per mille all’Associazione Solidarietà Terzo Mondo ONLUS

23 APRILE 2018

Il 5 per mille:

  • non è una tassa in più da pagare: è una quota di imposte già dovute che puoi decidere di destinare a favore di progetti di solidarietà
  • non sostituisce l’8 per mille

Un aiuto concreto che non ti costa nulla…

L’Associazione Solidarietà Terzo Mondo di Sondrio sostiene, in collaborazione con La Bottega della Solidarietà, i seguenti progetti:

  • adozione scolastica a distanza in Bangladesh cinque diversi progetti destinati a bambini/e e adolescenti tribali e fuoricasta
  • progetto di fisioterapia e riabilitazione in Bangladesh un progetto per bambini disabili nella città di Jessore
  • adozione scolastica a distanza in Rwanda
  • per garantire il diritto allo studio di bambini e ragazzi con famiglie vulnerabili
  • progetto di sostegno della scuola di sartoria di Rulindo e dell’Associazione delle mamme del villaggio di Gitabage in Rwanda per promuovere l’inserimento lavorativo di ragazzi e di giovani madri

Istruzioni per la destinazione del 5 per mille:

All’atto della compilazione della dichiarazione dei redditi firmare nell’apposito riquadro indicando il codice fiscale dell’Associazione Solidarietà Terzo Mondo:

93005890145

Attenzione: è consentita una sola scelta di destinazione!

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Lettera don Renato Rosso - dopo Pasqua 2018

Lettera don Renato Rosso - dopo Pasqua 2018

16 APRILE 2018

Carissimi,

vi scrivo poche righe per il dopo Pasqua, 

Sono arrivato a Dhaka dall'India da pochissimo.

 Negli ultimi giorni abbiamo avuto a Bhopal l'incontro nazionale della PACNI (Pastorale dei nomadi in India). Nonostante l’immagine dell’India come paese che si sta riscattando economicamente e socialmente, ci sono ancora tante ombre che soffocano quella nazione: troppi politici non si preoccupano del bene del paese, problemi delle Caste, sacche di estrema povertà, migrazioni interne e non solo; in una parola si fa ancora molta fatica e gli zingari non sono certo coloro che hanno la vita facile, ma con un po’ di ottimismo, almeno dal punto di vista delle attività svolte da coloro che collaborano con me, si può dire che il bilancio e' molto buono.

La risposta di coloro che iniziano una qualche attività con I nomadi è sempre una sorpresa.

 C'e' la novità di una suora cinquantenne piena di spezie in corpo che sta iniziando un lavoro sui diversi versanti: sociale, pastorale, scuola e salute, con una comunità zingara di Kalibilia all'estremo nord del paese. Sarà una comunità di tre suore che si occuperanno in particolare delle adolescenti, molte delle quali sono dedite alla prostituzione, non tanto come degrado sociale, ma come attività che quel gruppo esercita da tempi immemorabili (in passato accompagnavano gli eserciti anche come cantanti e danzatrici).

Un'altra comunità di tre suore sta iniziando in una regione che, se Dante Alighieri l'avesse visitata, avrebbe creato il decimo girone dell’inferno, solo per quella regione forestale. Altro che il fiume Stige! Là c'e' di tutto: povertà, la dura vita della foresta, malattie a scelta ecc.

 La zanzara Phalciparum svolazza all'ingresso, poi mentre i visitatori si riposano arrivano, quelle della Denghi e tutto il resto.

Ci sono poi gli animali dello zoo, ma da quelli ci si difende meglio perché si vedono e si sentono da lontano.

I nomadi della regione fino a poco fa erano esclusivamente escursionisti della foresta con caccia e pesca. Ora, cosa e' saltato loro in mente non si sa, ma hanno voluto "stanziarsi" molto relativamente in una regione abbastanza vicino a una strada già asfaltata (a circa 100 chilometri). Questi fratelli, che sono un tutt’uno con la foresta, si fermano pochi giorni e poi ripartono. Qualche anziano rimane e alcuni bambini iniziano a frequentare una specie di scuola almeno qualche mese all’anno.

 Se poi presso questi gruppi nascerà dell’interesse per la scuola stessa, si potrà pensare a degli insegnanti mobili che li accompagnino nei loro spostamenti in foresta. 

 Queste suore che avevo incontrato qualche anno fa, ma poi persi di vista, pretendono di lavorare in quel posto.

Nonostante molte domande non sono riuscito a capire come la loro Madre abbia avuto il coraggio di pensare una cosa di quel genere e bisogna concludere che lo Spirito Santo soffia dove vuole. 

Un'altra bella notizia che ha rallegrato la mia deformazione professionale di prete e' che le due comunità di Banjiara (i più zingari dell'India), che sono state battezzate dopo un lungo lavoro di un prete francese, un catechista indiano e due altri preti locali, non sono di 500 -400 cristiani come avevo inteso negli ultimi anni, ma il numero si riferiva alle famiglie e quindi sono circa 3000- 2000 battezzati.

Continua ad essere vero che in India la vita per I cristiani e’ sempre difficile e sfida ancora più grande e’ rischiare di predicare il vangelo, ma probabilmente in quella regione molto isolata il pericolo e’ stato minore, e i quattro predicatori di vangelo non hanno certamente paura degli integralisti o dei fanatici indiani e anche la comunità Banjara ha tutte le carte in regola per difendersi, attaccare e non esclude per nulla il martirio.

In passato i Banjara erano I trasportatori di beni tra occidente e oriente e si spostavano con carovane che raggiungevano fino a 5000 carri: veri re della strada e re della foresta, in grado di difendersi dalle piraterie organizzate e quindi molto pericolose.  

Quasi improvvisamente, con le costruzioni di strade e l’arrivo del trasporto motorizzato, in breve sono rimasti a piedi nudi e poco più che mendicanti.

Nelle due regioni dove essi vivono io vedevo sempre un buon numero di persone, ma ignoravo che dietro le quinte degli alberi e piccoli villaggi si nascondesse ancora un numerò così elevato di Banjara e il fatto che abbiano cominciato a conoscere un poco Gesù Cristo mi fa un piacere immenso. 

In Rajasthan il progetto dei “Gospel Singers” appunto cantori, attori e predicatori del Vangelo, nella comunità nomade dei Bhil, mi sembra che si stia strutturando bene: sono una ventina e almeno cinque di questi a tempo pieno e mediamente realizzano 12 spettacoli (predicazione, canto e drammatizzazione di varie pagine del vangelo) al mese, nei vari villaggi e parrocchie dove essi stessi si invitano o vengono richiesti.

Le altre iniziative che conoscete continuano con sufficiente entusiasmo.

Via auguro un buon dopo Pasqua. 

                                                      Don Renato

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APPELLO PER I ROHINGYA IN BANGLADESH

26 MARZO 2018

APPELLO PER I ROHINGYA IN BANGLADESH

di Pietro Mariani

La visita del Papa in Bangladesh dello scorso novembre ha portato alla ribalta dei mass media le disastrose condizioni in cui i Rohingya vivono nei campi profughi al confine con il Myanmar. Si parla di un milione e mezzo di persone.

La discriminazione di questa minoranza musulmana nel Myanmar, stato a maggioranza buddista che non accetta la loro integrazione e da sempre li considera stranieri, è correlata al fatto che dal 1948, anno dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, il Paese non ha mai visto la pace, complice una rigida dittatura militare, che solo recentemente con la nomina a Primo Ministro del premio Nobel per la pace San Suu Kyi’s si sta avviando verso un certo sviluppo democratico.

Tuttavia il potere dei militari nel Paese rimane molto forte e la conseguente limitata capacità di azione di San Suu Kyi’s e del suo partito NLD (National League for Democracy) hanno fatto sì che la questione dei Rohingya, gestita in modo crudele e disumano con l’espatrio forzato di massa e l’uccisione di molte persone, è da considerare una vera e propria catastrofe umanitaria.

Il loro rimpatrio, per cui i due governi stanno cercando un accordo, è questione difficile e complessa sia per il ragionevole timore che si ripetano le discriminazioni e le crudeltà già avvenute sia per gli interessi economici esistenti nelle terre prima occupate dai Rohingya.

L’otto marzo, durante la mia visita in Bangladesh, accompagnato dall’amico Lino Swapon Direttore della ONG locale Dalit, sono partito da Cox’s Bazar, città turistica dalle belle e lunghe spiagge, diretto al più grande dei campi profughi Rohingya, ubicato nel Comune di Kutupalong, sub Distretto di Ukya, Distretto di Cox’s Bazar, in cui è ospitato circa un milione di persone. Il campo profughi è una immensa impressionante baraccopoli dove rifugi di fortuna in bambù con tetti in plastica si estendono a perdita d'occhio per chilometri.

L’arrivo della massa dei profughi, iniziato nell’agosto 2017, ha causato il disboscamento indiscriminato di un ambiente collinoso e ricco di vegetazione, ora ridotto a deserto e molte baracche, ubicate sui pendii collinari disboscati, corrono il rischio di crollare con l'arrivo delle piogge monsoniche con conseguenze disastrose per le famiglie rifugiate.

Nel campo sono presenti numerose ONG e Organizzazioni internazionali tra cui l’UNHCR (Nazioni Unite), Unicef, Save the Children, Action Aid ecc. impegnate nelle più svariate attività umanitarie, dall’organizzazione degli spazi alla fornitura di viveri e materiali di prima necessità, all’installazione di sistemi per l’acqua potabile, alle scuole e centri per bambini/ragazzi, al soccorso medico. In questo ambito, in un settore che comprende circa 6000 famiglie, dal dicembre 2017 è impegnata anche la ONG Dalit, che ha installato un ospedale da campo ed effettua interventi sanitari impiegando sia proprio personale che alcuni giovani Rohingya come traduttori in quanto molti rifugiati non parlano il bengalese e utilizza soprattutto medicine Ayurvediche, prodotte dal laboratorio Dalit di Chuknagar, molto apprezzate dai profughi.

La ONG Dalit, appoggiata dal COE, che si è impegnato nella ricerca dei fondi e di documentare la situazione emergenziale, continua con senso di responsabilità a sostenere con le proprie forze il popolo Rohingya. Tuttavia le sue risorse sono limitate e questi interventi non potranno durare a lungo se non ci sarà il supporto finanziario di ulteriori persone di buona volontà.

Per questo lanciamo l'appello a indirizzare il proprio sostegno al cc bancario IBAN: IT62H 03104 50930 000000 820185   Deutsche Bank intestato a: Associazione Centro Orientamento Educativo -  Progetto Dalit   indicando come causale “Emergenza Rohingya in Bangladesh"

Clicca qui per il file stampabile 

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APPELLO PER I ROHINGYA IN BANGLADESH

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