Commercio equo e solidale importazione diretta dal Bangladesh
Solidarietà Terzo Mondo ODV

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ESPOSIZIONE "100 STORIE KANTHATE"

28 OTTOBRE 2019

“100 Storie Kanthate”
Artigianato tessile e disegni dal Bangladesh
La creatività e la spontaneità dei bambini incontrano l’abilità delle donne artigiane

dal 4 al 16 novembre 2019 a Sondrio, Sala delle Acque del BIM

La Bottega della Solidarietà di Sondrio promuove, con il patrocinio del BIM e il contributo di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, presso la Sala delle Acque del BIM in Via Lungo Mallero Diaz, l’esposizione “100 Storie Kanthate” che sarà inaugurata lunedì 4 novembre alle ore 17.30 e sarà visitabile fino al 16 novembre. 

La Bottega della Solidarietà, cooperativa senza fini di lucro che sostiene dal 1992 un’economia di giustizia attraverso la vendita di prodotti del commercio equo e solidale realizzati da piccoli produttori del Sud del Mondo e di prodotti provenienti da realtà italiane di economia sociale, ha, nel corso della sua lunga attività, realizzato ed allestito diverse esposizioni itineranti, tutte aventi come filo conduttore il Bangladesh, Paese con il quale esiste un antico e tuttora vitale legame di amicizia e collaborazione, nato grazie all’impegno di padre Giovanni Abbiati, missionario saveriano valtellinese scomparso nel 2009.

I cittadini di Sondrio e delle molte città italiane dove le diverse esposizioni sono state allestite negli anni passati hanno avuto l’opportunità di conoscere un Paese così distante geograficamente e culturalmente come il Bangladesh attraverso le pregevoli realizzazioni artigianali create dalle abili mani delle donne artigiane che, grazie all’intuizione e al supporto costante di padre Giovanni Abbiati, hanno avuto la possibilità di migliorare la propria condizione economica, umana e sociale attraverso un lavoro al quale viene riconosciuto dignità, valore e giusta retribuzione.

Negli anni abbiamo potuto ammirare meravigliosi arazzi ricamati a mano, tappeti in juta abilmente intrecciati, una collezione di abiti da sposa confezionata con preziosi tessuti, prodotti coloratissimi realizzati con il riciclo dei sari usati (l'abito tradizionale delle donne del subcontinente indiano) e una linea dal design molto contemporaneo ed essenziale tutta giocata sul bianco e nero.

Questa nuova esposizione “100 Storie Kanthate” è il frutto di un progetto, realizzato dalla Bottega della Solidarietà e dall’Associazione Price is Rice, finalizzato ad attivare (o riattivare), attraverso il contributo dei bambini, la capacità espressiva delle artigiane ricamatrici del Bangladesh, che posseggono una grande manualità e utilizzano tecniche di lavorazione antiche e raffinate. Il Subcontinente indiano, nei millenni, ha sviluppato una ricchezza di tecniche di tessitura e di processi di nobilitazione del tessuto unica al mondo, come il Kantha (dal quale prende il nome l’esposizione), una finissima lavorazione che unisce il ricamo e la trapuntatura. Il progetto ha creato una inusuale sinergia “rubando” ai bambini la loro fantasia e la libertà con la quale esprimono i propri sogni per metterla a disposizione delle mamme-ricamatrici. È stato chiesto di inventare, scrivere e disegnare storie ai bambini delle piccole scuole di un villaggio di pescatori fuoricasta indù, di alcuni piccoli villaggi nella foresta di mangrovie e di una comunità nomade; dai disegni sono stati estrapolati alcuni elementi grafici poi utilizzati - a volte ricomponendoli - nell’ideazione di una serie di prodotti realizzati e ricamati dalle artigiane.
L’esposizione propone tutta la collezione nata da questo progetto, in una molteplice declinazione di temi, caratterizzati dalla ingenuità, freschezza e tenerezza di una grafica infantile, ma spesso sorprendentemente essenziale e suggestiva. 

“100 Storie Kanthate”, occasione unica per vivere in prima persona queste storie tramite ricami, disegni e racconti dal sapore leggero come l’immaginazione di un bambino, verrà inaugurata lunedì 4 novembre alle 17.30 con un vernissage e potrà essere visitata tutti giorni dal 5 al 16 novembre dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.30.

Per i più piccoli, accompagnati dai genitori o dai nonni, sarà possibile partecipare al workshop interattivo gratuito “100 Storie Animate” nei giorni sabato 9 e domenica 10 novembre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30. Il workshop, tenuto dal sound designer Mattia Trabucchi, unirà lavoro manuale e tecnologia digitale per dare vita aracconti e personaggi fantastici. I bambini, sulla base di una storiella o di una filastrocca nata dalla loro fantasia utilizzando tessuti, filati, carta, bottoni e altri materiali di scarto  potranno creare un personaggio che verrà poi animato con la voce del bambino. Le storie, raccolte in un video animato, diverranno poi parte integrante della mostra.

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ESPOSIZIONE
newsletter dal Bangladesh - Dalla Sardegna alla foresta del Sunderban!

newsletter dal Bangladesh - Dalla Sardegna alla foresta del Sunderban!

10 OTTOBRE 2019

leggi la  newsletter  (si aprirà in una nuova pagina)

Cari Amici e Amiche,

Una signora che dalla Sardegna decida di andare a fare un corso qualunque sul Continente (come i Sardi chiamano anche la Penisola del nostro Bel Paese) non farebbe certo notizia.

Che una Sarda per imparare il Bangla decida di iscriversi a un regolare corso per stranieri in chissà quale università del Subcontiente indiano... pensiamo succeda quasi tutti giorni.

Ma ci pare sorprendente che Federica, per imparare il Bangla  (e farsi un'idea di certe realtà "culturali"), abbia trovato il modo di avere come professore privato niente nientepopodimeno che.... il #1: il buon p. Luigi!

Che sia sopravvissuta per tre mesi al clima, alla dieta e ai tanti disagi del JNA è forse meno sorprendete di quello che è riuscita ad imparare in un tempo relativamente così breve, come "certifica" p. Luigi e come la stessa Federica racconta.

Toccata e fuga è stata invece la visita del segretario del Nunzio apostolico accompagnato da una signora italiana che vive a Dhaka ed ha cucinato per il Papa (che non è dir poco), e da due MID sisters molto care e note ai nostri lettori: sr. Roberta (la Direttrice del lebbrosario di Khulna) e sr. Annamaria (Consigliera regionale a Dhaka).

Che questi quattro ospiti siano stati accolti con la tradizionale cerimonia di benvenuto ed abbiano preso la pioggia provando a fare un giretto nel Sunderban... lo si capisce a colpo d'occhio dalle solite foto che vi faranno senz'altro sorridere.

C'è però poco da ridere leggendo la considerazione finale di p. Luigi, il quale è perfettamente conscio di non essere (purtroppo) eterno. E il problema di «chi vorrà continuare quanto è stato iniziato tra la tribù dei Munda» è (purtroppo) molto serio e di non facile soluzione.

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tre generazioni di impegno missionario

25 SETTEMBRE 2019

TRE GENERAZIONI DI IMPEGNO MISSIONARIO
Ishwaripur, 18 Settembre 2019
p. Luigi Paggi sx


Cari lettori e lettrici,
spero che già il titolo attirerà la vostra attenzione su questa newsletter che arriverà nei vostri computer ormai poco prima dell’inizio del Mese Missionario di Ottobre, al quale Papa Francesco ha voluto dare una importanza particolare ricordando in un messaggio1 la Lettera apostolica scritta da Papa Benedetto XV esattamente 100 anni fa.
Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

Cari fratelli e sorelle,
per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.
La Maximum Illud2 è una esortazione apostolica il cui linguaggio risente della mentalità del tempo, quando le religioni non Cristiane non godevano di grande simpatia e quando il Concilio Vaticano Secondo era di là da venire. Ma quella Lettera apostolica contiene tanti consigli e suggerimenti per l’attività missionaria che sono validissimi ancora oggi.
Uno dei consigli di quella Lettera era rivolto ai laici Cristiani Cattolici i quali secondo le loro possibilità dovrebbero dare il loro contributo all’attività missionaria.

I personaggi di questa newsletter, anche se la Maximum Illud non l’hanno mai letta e magari non la leggeranno mai, quei consigli li hanno praticati per tre generazioni.
Questa vorrebbe essere la loro storia…
La storia incomincia con il signor Egidio Pelanconi, un rinomato partigiano che operò sulle montagne della Valle Spluga stabilendosi in seguito in un paesino della Brianza di cui fu poi anche Sindaco.
Circa 50 anni fa quando il sottoscritto p. Luigi Paggi, un suo lontano parente, decise di aggregarsi ai Mis-sionari Saveriani, Egidio Pelanconi e sua moglie Rosa Ballabio incomincia-rono a movimentare la parrocchia del paesino in cui abitavano creando una sensibilità missionaria sorprendente che perdura tutt’oggi anche se Egidio e Rosa non sono più su que-sta terra.

L’interesse di Egidio e Rosa per la causa missionaria fu poi trasmesso alla figlia Rita la quale sposò Giuseppe Clerici, un aitante giovanotto che fu volontario per parecchio tempo nella missione del famoso p. Augusto Colombo in India.
Invitiamo chi non conosca la storia di p. Augusto (Cantù 1927 - India 2009) a leggere il necrologio3 di Pietro Gheddo allegato a questa newsletter.
Prima del loro matrimonio Rita volle visitare i luoghi in cui Giuseppe era stato volontario e dall’India entrambi approdarono anche in Bangladesh, nel villaggio di Chuknagar4 dove agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso il sottoscritto aveva incominciato ad alfabetizzare un gruppo di bambini Dalit (questo termine è oggi usato per denominare i fuoricasta-intoccabili del vasto Subcontinente Indiano).
Rita e Giuseppe nei primi anni ’80 del secolo scorso
Dal matrimonio di Rita e Giuseppe nacquero quattro figli: Iris, Elia, Chiara e Erica.
Elia,un giovanotto forte e robusto, laureato in architettura, da ormai otto anni, nel periodo delle vacanze estive, segue le orme di papà Giuseppe (che ha ancora i baffi ormai bianchi) e con il suo grande amico Fabio Gallerani laureato in ingegneria meccanica passano varie settimane nella Missione tra i tribali Munda della Foresta del Sunderban dislocata nella zona Sud Ovest
del Bangladesh al confine con l’India e a pochi chilometri di distanza da Kolkata (come oggi si chiama Calcutta).
Elia in questo posto fuori dal mondo c’è stato ben cinque volte. Il suo amico quattro. E in questa missione il nostro architetto e il nostro ingegnere si sbizzarriscono in ogni genere di lavori: edili, idraulici, meccanici, elettrici e via dicendo... versando fiumi di sudore dato che il periodo in cui arrivano in questa angolo remoto e solitario è sempre quello del gran caldo.
Ormai Elia e Fabio sono di casa nel circondario e la gente del posto è ben felice di vederli tornare così spesso e apprezza grandemente la loro laboriosità e maestria nei lavori a cui mettono mano.
Lo scorso mese di Agosto il nostro architetto e il nostro ingegnere meccanico sono arrivati accompagnati dalle due sorelle minori di Elia: Chiara e Erica.
Queste due ragazze sono le visitatrici più giovani che mai abbiano messo piede in questa zona del Bangladesh. Entrambe le due sorelle sono dotate di una profonda vena artistica che hanno ereditato dalla mamma Rita: sono esperte nell’arte della pittura e per tutto il periodo della loro permanenza hanno insegnato i primi rudimenti di questa arte alle ragazze Munda ospitate alla Missione le quali per la prima volta nella loro vita hanno maneggiato pennelli e colori e hanno imparato che la pittura può essere una bellissima attività extra scolastica.
Mentre poi Elia e Fabio sistemavano impianti elettrici e idraulici e tetti e canaline per la raccolta dell’acqua piovana, Chiara e Erica hanno anche tolto
la ruggine dalle inferriate alle finestre verniciandole di nuovo.
La tradizione del volontariato missionario iniziata dal papà Giuseppe non si è mai interrotta !
E possiamo star sicuri che continuerà anche negli anni a venire !
A conclusione di questa newsletter proponiamo il messaggio di benvenuto rivolto dalle ragazze Munda a questi amici Italiani e le belle osservazioni scritte da Chiara e Erica circa questa loro prima esperienza di volontariato missionario sulle orme del fratello Elia e del papà Giuseppe.
Jisur Nam Ashram: 12/08/2019 Dear Fabio and Elia, Just a few words to welcome you to Mundaland ! We are very happy to see you again in this remote and lonely corner of the world where you have been coming for several times. For Elia this is the fifth visit and for Fabio this is the fourth one. Actually for both of you these are not visits. As you did in the past you will be working very hard doing a lot of precious services in our four houses. As the other times you will be fixing the water pipe line , the electric line and you will be doing so many other necessary and important works so that out staying in this place may be very comfortable in every aspect. We would like to express our deepest gratefulness and thanks for the hard work you will be doing during your staying among us. We will never be able to reward you for your past and future services but we are sure the Almighty will do it. Now a few words for Chiara and Erika. We would like to welcome the two of you, too! This is your first visit to this awful country of ours. For sure you have already been able to see the great difference between your world and ours. And during the few days you will be spending among us you will be able to gain more knowledge and experience about our culture and society. We know that both of you are artists and we have already been able to have a look at your designs and paintings which are very good. We hope we’ll be able to learn something from you about painting and sketching. We thank you too for having come from so far away to visit us and meet us. We invite you to visit our villages and meet our people who will be very happy to see you. We hope you will enjoy the few days you will be spending with us and we’ll ask the Lord to keep you all in good health. Once again THANK YOU for coming and best wishes to all of you. The Munda girls from Jisur Nam Ashram

OSSERVAZIONI DI CHIARA E ERICA Da tempo sentivamo il desiderio di partire per il Bangladesh, mosse dai racconti di Padre Luigi e da chi nella nostra famiglia ne aveva fatto esperienza. In primis nostro papà Giuseppe (il baffone), mamma Rita, nonno Egidio ( Boro Mama ) e nostro fratello Elia. Il 9 Agosto è arrivato il giorno della partenza e insieme ai veterani Elia e Fabio è iniziata l’avventura. Approdate in terra bengalese, lungo il tragitto verso la missione, è stato forte l’impatto tra clacson, la guida spericolata dei vari mezzi, gli sguardi curiosi della gente lungo le strade, i bazar e il paesaggio sempre più rurale e verdeggiante. Finalmente arrivati, siamo stati accolti dalle ragazze e da Federica, ritornata qui per imparare la lingua. Ci siamo sentite fin da subito parte della “famiglia”, coinvolte in una grande festa di benvenuto con canti e balli. La prima settimana, per via dei giorni piovosi, è passata lentamente e abbiamo potuto conoscerci meglio grazie al fatto che le ragazze erano in vacanza in occasione dell’Id. Con il materiale artistico regalato loro, abbiamo dato il via ad un laboratorio di disegno, lasciandoci ispirare da quanto ci attorniava. Partendo dalle foglie multicolore di una pianta poco fuori dalla nostra camera, abbiamo sperimentato la copia dal vero con gli acquerelli per poi passare al frottage. Con questa tecnica ci siamo divertite a cercare diverse texture per la sala da pranzo/studio, armate di fogli e pastelli a cera. Nella seconda e ultima settimana in missione, con cartoncino nero e pastelli a cera, abbiamo condiviso la tecnica del graffito. Pagella: ragazze entusiaste e noi ancora di più nel vedere interesse e progressi! Le abbiamo anche sorprese a fare gli straordinari disegnando in libertà. Il bel tutto è stato poi messo in mostra gli ultimi giorni. Nel frattempo abbiamo rinfrescato le inferiate della sala da pranzo e della camera di Luigi, ribattezzandole con i colori della bandiera bengalese In varie occasioni si è sentita anche l’accoglienza del vicino villaggio,soprattutto dei bambini che aspettavano di essere ritratti.

Passando alla parte culinaria, non abbiamo avuto difficoltà ad abituarci alla dieta a base di riso, grazie anche alla varietà del menù proposto da Beauty. Come dimenticare i deliziosi pranzetti nei villaggi di Bahamoni, Munjuri e immersi nella foresta in quello di Oporna e Chopna. Il nostro guardaroba si è arricchito di three pieces confezionati dalle abili mani della tuttofare Oporna. Ormai alla fine della permanenza a Mundaland, ci hanno raggiunto Letizia e Iside, due ragazze del Pime di Giovani Missioni accompagnate da Suor Roberta. Con loro abbiamo avuto il piacere di condividere altre avventure fino alla festa di saluto finale, emozionante e speciale. Prima di lasciare la missione, siamo stati a conoscere i membri della SAMS e le loro iniziative. La partenza è stata ostacolata da un’ondata di lacrime e una frenata di batti cinque! Nell’ultima settimana abbiamo conosciuto altre realtà. Tra Khulna e Dhaka, alcuni Padri Saveriani, ci hanno portati nel vivo dei loro operati. Chi si occupa di ostelli e case famiglia e chi provvede a curare gli ammalati o fa si che interventi chirurgici possano migliorare la vita dei più bisognosi. Chi si prende cura di bambini e ragazzi di strada che abitano la stazione ferroviaria di Dhaka. È stato bello rivedere, anche se per poche ore Minoti e Nilima, conosciute in Italia. Grazie a tutti coloro che abbiamo incontrato e ci hanno ospitato, partendo da Enzo e Laura, Alex, Suor Roberta e tutta la banda dei simpatici e premurosi Padri Saveriani. Un grande grazie va a Padre Luigi, sempre sul pezzo, per la capacità di far vivere appieno il vero spirito missionario. Grazie a tutte le meera che abbiamo sentito come sorelle. Grazie ai compagni di viaggio Elia e Fabio perché senza di loro non sarebbe stato lo stesso. Tutto non può essere contenuto in questo scritto, ciò che abbiamo raccontato è solo una parte del nostro vissuto. Non si può capire cosa si trova una volta arrivati e cosa si porta una volta tornati. Una cosa è certa: si è creato un legame in crescendo,

DHONNOBAD!

Chiara & Erica

E' morto P. Augusto Colombo, con lui i fuori casta vanno all’università di Piero Gheddo
In oltre 60 anni di missione nell’Andhra Pradesh, p. Colombo ha mostrato tutte le conseguenze del Vangelo nello sviluppo: case per i poveri, cooperative, uffici legali per difendere le terre, assistenza sanitaria e ai lebbrosi, scuole, ospedali, fino alle università con posti riservati ai dalit.
Roma (AsiaNews) - E’ morto questa notte in India padre Augusto Colombo, uno dei personaggi più rappresentativi della Chiesa indiana nella difesa e promozione dei “fuori casta” (paria o dalit). Nato a Cantù (Como) nel 1927, come sacerdote del Pime è partito per l’India nel 1952, destinato allo stato di Andhra Pradesh dove l’istituto lavora dal 1855. Erano gli anni in cui i paria prendevano coscienza della loro emarginazione e si volgevano al buddhismo e al cristianesimo. Augusto è stato uno dei fondatori della diocesi di Khammam (1988) con tre parrocchie. In quasi sessant’anni di missione in India, oltre al lavoro pastorale ha realizzato una quantità di iniziative per la promozione dei paria: case per i poveri, cooperative di produzione artigianale e di vendita, la “Lodi Farm” premiata in India per la produzione del “riso del miracolo”, impegno anche giuridico per difendere le terre dei paria, banche rurali per la lotta contro gli usurai, assistenza sanitaria e ai lebbrosi, educazione scolastica, lavoro artigianale per le donne (ricami e merletti di Cantù), scavo di pozzi, alfabetizzazione degli adulti, ecc.
Augusto si è dedicato soprattutto ai dalit, elevati mediante le scuole che fondava, dalle elementari alle superiori. L’ultima volta che sono stato in India (2005) mi ha portato a vedere “Colombo Nagar”, la “città di Colombo”, poco distante da Hyderabad, capitale delll’Andhra. Dov’era campagna arida e sassosa, p. Augusto ha costruito il College di ingegneria (“Institute of Technology and Science”), che oggi ha 1.500 studenti e laurea ogni anno 140-150 ingegneri, in cinque specialità diverse. Metà dei posti sono riservati ai paria e ai cattolici, che difficilmente entrano in altri istituti di studi superiori. Attorno a questa università è nata la città di Colombo! Tutto è proprietà della diocesi di Warangal, una delle 12 fondate dal Pime in India e Bangladesh.
Vista la buona riuscita della sua prima università, 12 anni fa padre Colombo ha acquistato a Warangal un modernissimo ospedale appena costruito con 600 letti, che dovrebbero diventare mille. Accanto all’ospedale c’è un inizio di costruzione dell’università di medicina, la seconda cattolica in India (la prima a Bangalore). Augusto ha chiamato tre ordini di suore pratiche di sanità e di ospedali,per la gestione di reparti diversi (fra cui anche le Missionarie dell’Immacolata). L’ospedale già funziona, ma il riconoscimento statale come università è ancora incerto, per le forti opposizioni che incontra una iniziativa cristiana in questo campo. In precedenza, Augusto ha fondato un lebbrosario e tre ospedali e ha ottenuto che il “Regionale Eye Hospital” (ospedale oculistico) di Warangal organizzi un campo di lavoro oculistico, mandando suoi giovani medici a lavorare con l’équipe medica del prof. Innocente Figini di Como, che da una ventina d’anni, per 10-12 giorni va ad operare gratis in un centro sanitario fondato dal padre Augusto; che si è dedicato anche ai ciechi (fondando un centro specialistico di cure) e ultimamente ha costruito l’ospedale per la cura dell’Aids, già funzionante nel 2005.

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